Il nuovo editoriale di Cesare Cavalleri

«Maturità degli elettori»

19/06/2017

La prima tornata delle elezioni amministrative di domenica 11 giugno ha fornito un dato inequivocabile: il crollo dei grillini. Erano chiamati alle urne nove milioni di italiani per eleggere le giunte di un migliaio di comuni, di cui 25 capoluoghi. Il centrosinistra si è aggiudicato al primo turno Cuneo e Palermo (la vittoria nel capoluogo siciliano è però un successo personale di Leoluca Orlando, rieletto sindaco per la quinta volta), il centrodestra ha vinto a Frosinone. Nei rimanenti 22 capoluoghi, il centrosinistra è in vantaggio in sei ballottaggi (Alessandria, Aquila, Lodi, Lucca, Monza, Pistoia), il centrodestra in tredici ballottaggi (Asti, Catanzaro, Como, Genova, Gorizia, La Spezia, Oristano, Padova, Piacenza, Rieti, Lecce, Taranto, Verona); Parma, Trapani e Belluno hanno scelto liste civiche. I grillini non parteciperanno ad alcun ballottaggio nelle grandi città*.
In riflusso, dunque, l’onda della protesta senza proposta, stigma dei cinquestelle? È presto per dirlo, ma la battuta d’arresto c’è, e nettissima. Ci piace pensare che gli elettori grillini incomincino a rendersi conto di meritare dei rappresentanti più credibili di un comico ingrigito che manovra ed è manovrato da un algoritmo gestito da una società privata (Casaleggio), circondato da un manipolo di dilettanti allo sbaraglio, senza competenze, avidi di potere, che quando vengono messi alla prova danno risultati catastrofici come a Roma (Virginia Raggi) o imbarazzanti come a Torino (Chiara Appendino). L’unico sindaco che aveva mostrato di saper fare qualcosa, Federico Pizzarotti a Parma, è stato espulso dal movimento, e adesso è in testa per il ballottaggio con un esponente Pd, mentre il movimento è sceso a un desolante tre per cento. Senza dimenticare il voltafaccia dei grillini che hanno affossato una proposta di legge – peraltro non gradita all’attivissimo emerito Giorgio Napolitano – che sembrava condivisa per le elezioni politiche, e questo deve aver contribuito alla delusione degli elettori.
Sappiamo bene che un conto sono le elezioni amministrative e un conto ben diverso le elezioni politiche, per cui è d’obbligo la massima cautela nei commenti, anche per evitare generalizzazioni da risultati locali caratterizzati soprattutto dalle qualità (e mancanze di qualità) dei candidati: tuttavia in queste elezioni il «terzo polo», su cui tanto si era ragionato, si è dissolto. Ritorno, dunque, al bipolarismo centrodestra/centrosinistra? La domanda è tutt’altro che oziosa, proprio in tema di legge elettorale, in cui si discute di sistema maggioritario o proporzionale. Di fatto, le elezioni dell’11 giugno mostrano che a vincere sono le coalizioni, in teoria facilitate dal proporzionale. Ciò vale per il centrodestra, come si è visto a Genova con l’asse Forza Italia più Lega più Fratelli d’Italia, più due liste civiche in cui si affacciavano seguaci di Fitto e di Alfano: «Uniti si vince», proclama Berlusconi, ma resta il non piccolo problema della leadership del centrodestra, dato che Matteo Salvini, nonostante il successo genovese, ben difficilmente sarebbe accettato come candidato premier.
Ma il successo delle coalizioni dovrebbe far riflettere anche Matteo Renzi, che finora ha preferito fare tutto da solo, a colpi d’ariete. Da solo, il Pd non è facile che raggiunga un quoziente che faccia scattare qualsiasi premio di maggioranza. E siamo ancora qui a discutere di rappresentanza e di governabilità.
Lasciamo per ultimo un dato essenziale. L’affluenza alle urne è scesa dal 66 al 60 per cento. L’analisi dei flussi sembra suggerire che l’astensione sia aumentata dagli elettori ex grillini che non se la sentivano di voltare completamente le spalle al movimento. Può darsi, ma anche molti elettori Pd possono aver preferito l’astensione, dato che il risultato complessivo del partito di Renzi, rispetto alla consultazione precedente, non è esaltante. Certo bisognerà aspettare i risultati definitivi dopo i ballottaggi, ma al momento ci piace interpretare l’esito elettorale dell’11 giugno come una prova di maturità dei cittadini.
C. C.

* Il riconteggio delle schede nel comune di Asti avrebbe assegnato 50 voti in più, sottraendoli al Pd, al candidato pentastellato, che comunque se la vedrebbe in ballottaggio con il candidato del centrodestra che in prima battuta aveva raccolto il 47,67 per cento.

paginazione