I più non ritornanoDiario di ventotto giorni in una sacca sul fronte russo (inverno 1942-43)

Corti Eugenio

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I più non ritornano

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I più non ritornano

Corti Eugenio

I più non ritornanoDiario di ventotto giorni in una sacca sul fronte russo (inverno 1942-43)

12,90 € 11,61 € Risparmi 1,29 € (10%)
Codice:ART575
ISBN:978-88-8155-576-5
Pagine:336
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I più non ritornano

«Nel cielo ormai quasi buio s’inseguivano lucenti pallottole traccianti.
In quel cielo c’era Dio: io stavo muto e grigio
davanti a Lui, nel gran freddo. Vicino a me c’erano
la mia miseria e il mio voler continuare a essere uomo
e capo di uomini, nonostante tutto
»

I più non ritornano è il diario dell’odissea del ventunenne tenente d’artiglieria Eugenio Corti, uno dei quattromila italiani (su 30mila) che riuscirono a scampare dalla sacca di Arbusov nella Campagna di Russia. Il libro apparve in Italia nel 1947, e quella di Corti fu, in assoluto, la prima voce a raccontare l’inferno bianco della tragedia dell’Armir. Nella partecipata Introduzione, Luca Doninelli ha sottolineato il cuore della ricerca dell’autore del Cavallo rosso: «I più non ritornano impone al lettore di rintracciare, per prima cosa, i termini della narrabilità degli eventi reali in esso riportati. Leggendolo, vengono in mente l’ultimo Eliot con le sue parole irritanti (“E il Figlio dell’Uomo non fu crocefisso una volta per tutte / il sangue dei martiri non fu versato una volta per tutte, / le vite dei Santi non vennero donate una volta per tutte (...). E se il Tempio dev’essere abbattuto / dobbiamo prima costruire il Tempio”), le immagini del Terzo Segreto di Fatima, e tutto quello che ci piacerebbe dimenticare. Perchè a tutti piacerebbe un Comunismo senza Gulag, una Resistenza senza foibe, un’America senza Hiroshima. Ma sarebbe una menzogna, anche se si capisce che evitare la menzogna significa guardare cose che ci farebbero girare d’istinto la testa da un’altra parte. I più non ritornano è pieno di cose che fanno girare la testa dall’altra parte, e Corti non prova nessun piacere sadico nel raccontarcele. Semplicemente, ci istruisce circa una possibilità nuova, quella di guardare l’orrore e raccontarlo, testimoniarlo, senza dover cadere nella disperazione, portando l’intelligenza umana fin sul margine di quell’impossibile speranza da cui scaturisce, finalmente incensurata, tutta la narrazione del mondo».


Disponibile anche
come ebook

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