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L'editoriale di Cesare Cavalleri
Data: 27/04/2016
Autore:

Sulla soglia di Amoris laetitia
 
Editoriale dal n. 662 di Studi Cattolici

di Cesare Cavalleri


Purtroppo, i primi commenti giornalistici «a caldo» sull’Esortazione apostolica Amoris laetitia hanno indugiato su alcuni aspetti particolari, quantunque importanti, perdendo di vista il messaggio essenziale del documento di Papa Francesco. È il solito malinteso del dito e della luna: il Papa espone diffusamente la bellezza e la santità del matrimonio e della famiglia che Cristo ha riportato alla sua costituzione originaria («All’inizio non fu così...» cfr Mt 19, 3-9), e si sta a discutere sulla comunione ai divorziati risposati, problema certo vigente e dolente, ma oltretutto riguardante una stretta minoranza: «Per evitare qualsiasi interpretazione deviata», ammonisce il Papa, «ricordo che in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza: “I giovani battezzati vanno incoraggiati a non esitare dinanzi alla ricchezza che ai loro progetti di amore procura il sacramento del matrimonio, forti del sostegno che ricevono dalla grazia di Cristo e dalla possibilità di partecipare pienamente alla vita della Chiesa” (Relatio Synodi 2014, 26). La tiepidezza, qualsiasi forma di relativismo, o un eccessivo rispetto al momento di proporlo, sarebbero una mancanza di fedeltà al Vangelo e anche una mancanza di amore della Chiesa verso i giovani stessi. Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture» (AL 307).

Qualcuno si è preso la briga di calcolare le ricorrenze di alcuni termini nell’Esortazione. Ebbene, Famiglia ricorre 428 volte; Amore, 377; Figli/o, 215; Dio, 205; Matrimonio, 189; Chiesa, 151; Fede, 102; Famiglie ferite, Situazioni imperfette, Gender, hanno solo due ricorrenze ciascuna; l’espressione «Comunione ai divorziati», non compare mai nel testo. Del resto, il Papa stesso, ben cosciente delle possibilità di fraintendimento e addirittura di strumentalizzazione del nuovo testo, ha precisato in apertura: «I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche» (AL 2). E subito dopo ha specificato: «Desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16, 13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato” » (AL 3). E il senso dell’inculturazione è precisato in nota citando il Discorso a conclusione della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (24 ottobre 2015); gli Atti della Sessione plenaria 1979 della Pontificia Commissione Biblica su “Fede e cultura alla luce della Bibbia”; il n. 44 della Costituzione conciliare Gaudium et spes; il n. 52 della Redemptoris missio di san Giovanni Paolo II; i nn. 69-117 della Evangelii gaudium. 

Il primo ossequio al magistero di Papa Francesco sarà dunque seguire alla lettera il consiglio che conclude la Premessa dell’Esortazione: «A causa della ricchezza dei due anni di riflessioni che ha apportato il cammino sinodale, la presente Esortazione affronta, con stili diversi, molti e svariati temi. Questo spiega la sua inevitabile estensione. Perciò non consiglio una lettura generale affrettata. Potrà essere meglio valorizzata, sia dalle famiglie sia dagli operatori di pastorale familiare, se la approfondiranno pazientemente una parte dopo l’altra, o se vi cercheranno quello di cui avranno bisogno in ogni circostanza concreta. È probabile, ad esempio, che i coniugi si riconoscano di più nei capitoli quarto e quinto, che gli operatori pastorali abbiano particolare interesse per il capitolo sesto, e che tutti si vedano molto interpellati dal capitolo ottavo. Spero che ognuno, attraverso la lettura, si senta chiamato a prendersi cura con amore della vita delle famiglie, perché esse “non sono un problema, sono principalmente un’opportunità”». 


C.C. 


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