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Una lettera inedita di Eugenio Corti
Data: 30/01/2015

Nuove scoperte dall'archivio Corti
Anteprima del nuovo numero di «Studi cattolici»



«Di una cosa voglio che vi ricordiate assolutamente: che tornerò»

Lettera di Eugenio Corti in partenza per il fronte russo

 

Bologna, 9 giugno 1942

Mamma e papà carissimi,

questa mia vi giungerà che io sarò in viaggio per il Fronte russo. Ve la scrivo perché voglio che sappiate con quali sentimenti io parto.
Vedo questa mia partenza per la guerra, come tutte le altre cose che capitano nella vita, inquadrata nei piani superiori della Provvidenza.
Anzitutto per quanto riguarda me nelle mie relazioni con tutta l’Umanità: non è giusto, vi pare, che mentre tutti i giovani della mia età, di quasi tutte le nazioni sono coinvolti in questa grande prova, io ne rimanga fuori.
Ma c’è di più: domani a questa guerra, come a tutte le guerre, seguiranno rivolgimenti e contrasti. Io non vorrò restarmene neghittosamente fuori: parteciperò anch’io in favore della Religione, della Famiglia, dello Spirito, di tutte quelle cose insomma in cui voi m’avete educato e nelle quali fermamente credo. Quale maggior peso avrà allora la mia personalità, se potrò dire che al momento del pericolo ero anch’io al mio posto.
In secondo luogo per quanto riguarda me nelle mie relazioni con la Famiglia: siamo tutti religiosi, e non ignoriamo che questa vita non è se non una continua prova. I periodi di pace sono per prepararci ai successivi periodi di prova. […] Ora la prova è venuta: ringraziamone Dio. Avrebbe potuto essere molto ma molto più dura. […] Anzi, io vorrei, da questa prova trarre un vantaggio ancora maggiore: la cosa che più mi angustia, l’unica anzi che mi angustia, mentre parto per il fronte, è il pensiero che voi due siate preoccupati per me.
Ebbene, voi promettetemi una cosa: che non sarete preoccupati affatto, che sarete sereni. […]
Pensate a quanto dice il Vangelo: “Cercate la gloria di Dio… il resto vi sarà dato in sovrappiù…”. Se l’anno scorso i Russi avessero attaccato per primi: un gioco di ore, si dice che a quest’ora tutto sarebbe stato sommerso. Dunque, perché preoccuparvi tanto anche se lo fate non per voi ma per noi?
A questa cosa soprattutto ci tengo, e voglio che mi diate notizie in proposito: che accettiate questa mia preghiera e vi conserviate per noi.
In terzo luogo in quanto riguarda me di fronte a me stesso: la guerra fa uomini.
La guerra insegna un’infinità di cose perché ci mostra i nostri simili tali quali essi sono: insegna a conoscere veramente gli uomini.
La guerra dà una grande personalità, una grande conoscenza di sé stessi.
Poi non dimenticate che io sono poeta e alla poesia l’aver provato la guerra è di grande giovamento.
Così chiudo queste mie parole. Io parto sereno, allegro anche: ciò che viene dalle mani di Dio dà sempre gioia. Vorrei che anche voi riusciste a pensarla come me.
E ricordatevi: tornerò. Da quanto vi ho detto prima è chiaro che devo tornare: lo sento. Potrò magari essere ferito o esser dato disperso, ma di una cosa voglio che vi ricordiate assolutamente: che tornerò. […]

Eugenio


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