Prefazione di Vittorio Messori

Le cartoline dal Paradiso

30/11/2017

La prefazione di Vittorio Messori 

Il momento peggiore fu quello che precedette il 1992, l’anno in cui san Giovanni Paolo II, in una piazza San Pietro straripante di folla, dichiarò «beato» Josemaría Escrivá de Balaguer. Una beatificazione che, se non tacitò, rese più prudenti le proteste di un certo mondo cattolico, ma aizzò ancor più la canea laica. I cui strilli raggiunsero il vertice 10 anni dopo, nel 2002, quando il Beato salì al massimo grado ecclesiale, essendo dichiarato santo. Forse mai, almeno in tempi moderni, una glorificazione ufficiale da parte della Chiesa suscitò tante reazioni malevole, basate tra l’altro su una «leggenda nera» inattendibile, creata solo dall’ostilità previa.

Per quanto mi riguarda (e per quanto conta), proprio per vederci chiaro, decisi proprio allora di esercitare quel mestiere di cronista che sempre è stato il mio, per indagare su questa presunta oscura Opera dal nome ufficiale così impegnativo: Opus Dei. Ci misi quasi un anno, muovendomi tra Italia e Spagna, incontrando i responsabili e gli aderenti, esaminando archivi, leggendo libri e articoli. Ottenni persino un lungo incontro col Prelato, dunque il capo della istituzione, quel mons. Álvaro del Portillo per il quale testimonierò poi al processo per la beatificazione. E alla fine, la Mondadori pubblicò quella mia indagine – che avevo voluto la più completa e oggettiva possibile – che mostrava, dati alla mano, come e perché un’ammirevole istituzione religiosa fosse stata ingiustamente demonizzata persino all’interno della Chiesa stessa.

Un giornalista che lavori seriamente deve poter far capo – per ogni necessità informativa – a un addetto stampa, a un portavoce della realtà su cui indaga: costui da decenni era (e lo sarebbe poi rimasto per altri decenni) nientemeno che un principe napoletano di origine calabrese e per giunta, malgrado un lavoro come il suo, munito di una laurea in Ingegneria. Massì, Pippo Corigliano. Un numerario dell’Opus Dei, un uomo tale da farmi pensare, mentre lavoravo alla mia inchiesta, che forse un libro era superfluo. Pensavo, cioè, che sarebbe stato sufficiente far conoscere Pippo anche ai peggiori detrattori dell’Opera perché si rendessero conto della infondatezza dei loro sospetti e accuse. Come pensare a massonerie cattoliche, a burattinai occulti, a complotti e a losche manovre finanziarie constatando quali persone l’Opera forma?
Di rado capita di incontrare una persona come quel Portavoce, in cui la fede profonda non ha traccia alcuna di bigotteria, una persona libera da ipocrisie, trasparente, affettuosa senza smancerie, generosa, una persona incapace di vedere il bicchiere vuoto per scorgere sempre e solo quello pieno. E, soprattutto, una persona non allegra – termine ambiguo – bensì felice, gioiosa, sempre: una felicità di cui subito ci si accorge, incontrandolo, che proviene dalla certezza che il Vangelo è vero e dunque – se appena lo vogliamo – ci aspetta una eternità gioiosa. Nelle pagine che seguono qui dice, tra l’altro: «Scrivo libri per dimostrare che la fede porta alla felicità». Rifacendosi, così, a quanto ripeteva san Josemaría: «Ricordatevi che fare apostolato significa far fare ai fratelli in umanità una scoperta che li riempirà di gioia: la felicità esiste ed è alla portata di ciascuno che si apra alla fede. Non occorre molto: basta continuare ciò che già facciamo ma non più per dovere ma per amore di Dio e degli altri, sue creature».

Anche la raccolta delle belle «cartoline» pubblicate qui, ha l’obiettivo di rallegrarci e, in questo, Pippo è di certo facilitato di essersi formato a Napoli. Quella Napoli alla quale dedica non poche pagine e che lo incanta ogni volta che vi ritorna perché lì, dice, la gente – malgrado i problemi di quella città – ha sempre una battuta divertente, sorride, ride e, talvolta, addirittura canta mentre lavora.

Conoscendo l’Autore, questo libro – come gli altri che lo hanno preceduto – non poteva non avere un tono affettuoso, un approccio bonario. Corigliano non aggredisce nessuno, in ciascuno si sforza di scorgere il bene che, dice, non manca in alcuno. Ma è sempre consapevole che se tutte le persone sono da rispettare, spesso non sono rispettabili le loro idee e progetti. Così, ha parole ferme verso coloro che vogliono attentare a quella famiglia alla quale egli, scegliendo la vocazione al celibato, ha rinunciato ma nella quale vede un dono prezioso di Dio, da tutelare a ogni costo. Ma poi: sotto la leggerezza del tono e il costante sorriso, approfitta di queste cartoline per brevi quanto precise catechesi, con puntate anche in una apologetica, fondata sull’esperienza di vita e non sull’astrattezza dei manuali.

Insomma, sotto la sommessa forma di una raccolta di appunti, c’è qui un libro «vero». Leggendolo, credo, non aumenta solo la nostra informazione, ma, cosa ancor più preziosa, la nostra umanità.

Vittorio Messori

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