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«Amore & autostima». L'invito alla lettura di Michele Dolz

Novità in libreria

03/05/2018

È arrivato in libreria «Amore & autostima» di Michel Esparza. Ecco l'invito alla lettura di Michele Dolz.

PREFAZIONE
di Michele Dolz


«Simone, figlio di Giovanni, mi ami?» (Gv 21, 16). Sono commoventi le domande di Gesù a Pietro quella mattina sul lago di Tiberiade, dopo la risurrezione. Come se volesse accertarsi dell’amore della sua «roccia». Ma Pietro a quel punto non poteva intendere il suo amore al Maestro se con come un amore «di ritorno». Lo aveva visto lavargli i piedi, aveva ricevuto il suo sguardo, di rimprovero ma anche di riconferma, nel cortile del sommo sacerdote, l’aveva visto morire per lui sulla croce. Pietro lo amava eccome, ma in risposta all’amore di Cristo per lui, ben più grande e fedele. «Egli ci ha amati per primo» (1 Gv 4, 19), scrive san Giovanni e non dovremmo dimenticarlo.
Molte persone amano sinceramente Dio e si sforzano di aderire alla sua volontà, almeno alla dottrina che conoscono. Spesso questo amore è sostanziato, giustamente, di un rapporto con Gesù, che è la porta per giungere al Padre (cfr Gv 14, 6). Vogliono crescere nell’amore e rendere più stretto il rapporto. Ma non pensano a quanto Dio ami loro, a quanto Gesù straveda per loro e li sostenga. Non pensano che Dio con loro non agisce dall’esterno, ma dimora nell’anima in grazia e che la grazia è una partecipazione alla vita divina di Cristo.
Pur nel desiderio di santità e di fedeltà, non è raro che si abbia di Dio un’idea minacciosa e che in fondo si voglia stare «in pari» con lui, non essere meritevoli di biasimi né disapprovazioni. Tutto ciò è comprensibile e perfino naturale. È un sentimento dell’homo religiosus, della religiosità naturale, dall’animismo alle religioni storiche. Devo tenere placata la divinità perché può farmi del male: far morire mio figlio, rovinarmi il raccolto, mandarmi una malattia, farci annientare dai nemici. Quindi, sacrifici, preghiere e penitenze sperando che siano graditi.
Ma Gesù non ci ha detto così. Ci ha insegnato che Dio è nostro Padre e che ci ama di struggente amore; che egli, Gesù, è la prova più grande e visibile di questo amore, di un Dio che prende le nostre sembianze e abita in mezzo a noi per farsi conoscere e amare meglio, di un Dio che perdona sempre e che anzi ci ammette alla sua intimità, di un Dio che manda suo Figlio a morire in riscatto dei nostri tradimenti.
Questo Dio, comprendiamo ascoltando Gesù, non ci ha creato in serie, ma ci ha progettato uno per uno come figli unici, e al momento di dare a qualcuno una vocazione non ha guardato giù e ha scelto tra quello che ha trovato: ha pensato a quella persona dall’eternità e l’ha voluta così. Dio insomma ci ama così come siamo. Certo non ama il peccato, ma tutto ciò che di noi può sembrarci brutto non lo è per lui; e il peccato poi lo perdona.
Al di fuori di questa consapevolezza l’anima vive la vocazione cristiana con inquietudine, pensa di doversi sforzare tanto per essere «a posto» con Dio e, non raggiungendo mai un tale (impossibile) obiettivo, prova una sorta di frustrazione stabile. E di solitudine. Portato alle ultime conseguenze, questo atteggiamento è nevrotizzante. Ma soprattutto non è di Cristo.
Al contrario, una serena coscienza della paternità di Dio e del suo infinito, incondizionato amore per noi porta a una vita gioiosa, a una carità operosa, a uno sforzo che non pesa perché è una risposta di amore e di corrispondenza.
Il libro di Michel Esparza che hai tra le mani è un libro importante. Va a fondo su questi temi, sviscerando, smascherando, aprendo orizzonti d’impegno e di amore. L’autostima del cristiano getta le radici nell’amore di Dio.

Michele Dolz

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