Collane
  • Attualità e Storia
  • Famiglia
  • Psicologia
  • Spiritualità
  • Teologia
  • Altri Libri
  • Narrativa

«Hic Rhodus, hic salta»: il nuovo editoriale di Cesare Cavalleri

Dal nuovo numero di «Studi cattolici»

08/06/2018


Adesso che abbiamo il governo, lasciamolo lavorare, almeno per un po’. Tuttavia non possiamo archiviare come se nulla fosse accaduto i quasi tre mesi che hanno preceduto il dibattito parlamentare sulla fiducia. La dialettica tra Salvini e Di Maio ha avuto toni di farsa, di commedia, di tragedia: faccio io il premier, no tu no, lo faccio io, facciamo la staffetta, allora nessuno dei due, passo indietro, non se ne fa nulla, avanti il governo «neutro» del Presidente, richiesta di impeachment del Presidente, anzi, è quasi pronto il governo politico, ancora ventiquattr’ore, meglio quarantotto, e finalmente ci siamo. Happy end!
Lasciamo perdere l’ironia, ma è inevitabile costatare l’incompatibilità sostanziale tra Lega e 5Stelle: diversa la storia, diversi gli obiettivi, diversa la collocazione territoriale, diverso il temperamento dei leader… è tutto da gestire (e, per noi, da capire) come avverrà il passaggio dalla protesta di piazza al governo. Hic Rhodus, hic salta, si legge in Esopo a proposito di quell’atleta che si vantava di aver fatto un salto strepitoso a Rodi: «Fa’ conto di essere a Rodi», gli disse un interlocutore, «e ripeti il salto qui». Con traduzione più prosastica: avete voluto la bicicletta, adesso pedalate.
Di fatto, il governo Conte è circondato da macerie: macerie del Partito democratico, dilaniato in fazioni e senza progetti, macerie del centrodestra, spaccato in tre, con Berlusconi che ha perso energia aggregativa e la Meloni non insensibile alle sirene gialloverdi; Salvini, dal governo, rassicura gli ex alleati, ma tutto è sospeso alla sua (di Salvini) imprevedibilità. Il tutto sotto lo sguardo preoccupato dell’Europa (cioè della Germania), degli investitori e dei manovratori dello Spread.
Il nuovo governo ha esordito il 2 giugno, festa della Repubblica: volti nuovi accanto al presidente Mattarella (encomiabile nella gestione della crisi) in tribuna per la tradizionale sfilata militare, quest’anno con il colpo di teatro del paracadutista che con perfetta manovra è atterrato nell’area predisposta in Via dei Fori Imperiali, dopo aver fatto sventolare nell’aria un tricolore di 400 metri quadrati, con l’aiuto di un collega. È stato un brivido di italianità anche per i telespettatori. Dopotutto, è di buon auspicio. Del resto, questo è il governo legittimo voluto dalla maggioranza degli italiani nelle elezioni del 4 marzo. È la democrazia, bellezza! E la democrazia consegna al popolo gli strumenti per fare e disfare i governi. Auguri sinceri, presidente Conte!

 * * * 

Non possiamo far passare sotto silenzio che, durante la nostra crisi di governo, anche l’Irlanda ha approvato la legge favorevole all’aborto, alleandosi alle «conquiste di civiltà» degli altri Paesi. L’esito, purtroppo, non era imprevisto, ma ciò che ha colpito (meglio, ferito) è la folla di giovani donne esultanti per la «vittoria». Una volta, anche in Italia, l’aborto veniva considerato una decisione comunque drammatica, per certi «casi estremi». Adesso è diventato una festa, un diritto di libertà. Povere ragazze irlandesi, felici di uccidere, se si presenterà l’occasione, il figlio che porteranno in seno, orgogliose di ammazzare. Non sanno che, se abortiranno, per tutta la vita sentiranno il peso dell’assenza di quel figlio, la colpa di averlo soppresso. È proprio questo il mondo in cui vogliamo vivere?

Cesare Cavalleri

paginazione