La vita di Giovanni della Croce

La prefazione di padre Antonio Sicari

12/06/2018

«Benché sia notte» 
Vita & opere di san Giovanni della Croce

«Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi». (Gv 1)


A un cristiano basta ascoltare queste parole per ripensare alla Santa Vergine Maria che ha ospitato la Parola di Dio nel suo grembo, per darle carne.
Subito dopo, la riflessione si allarga alla Chiesa intera, corpo mistico di Cristo.
E diventa percezione di un dono e di un compito che riguardano tutti i cristiani: alla «Parola di Dio che si fa carne» è dovuto «un Ascolto che si faccia carne».
Nei santi, questo compito è stato realizzato: ed essi hanno «ascoltato», permettendo un umile, ma vero «prolungamento dell’incarnazione», in tempi, luoghi e modalità diverse.
Il popolo cristiano ha sempre amato i racconti della vite dei santi, assimilandoli come una continuazione del Vangelo, anche se, a volte, le narrazioni risentono troppo della diversa sensibilità spirituale, culturale e teologica dei singoli e autori.
Per molti secoli si sono privilegiati gli aspetti miracolosi e l’abbondanza dei prodigi; recentemente si è più attenti alla documentazione storica e alla critica delle fonti.
In ambedue i casi, il rischio può essere quello di oscurare il «dialogo d’amore» che sta all’origine e nel cuore di ogni esperienza di vera santità.
Scrivere la biografia di san Giovanni della Croce non è un’impresa facile: già reperire e ordinare la documentazione che lo riguarda è un compito arduo che l’autore ha saputo ben realizzare, ma lo è ancor più armonizzare i dati con la complessità simbolica e poetica che il Santo amava e che si lascia già percepire nella sua vitale esperienza: Caduta e Ascesa, Nulla e Tutto, Silenzio e Musica, Nascondimento e Incontro, Notte e Fiamma.
Percepire i simboli sotto gli avvenimenti biografici è, però, un compito che spetta alla sensibilità del lettore e al suo desiderio di accostare personalmente sia la grande Poesia, sia i grandi Commenti che Giovanni della Croce ci ha lasciato.

Due sono, quindi, le attenzioni da avere.
La prima attenzione riguarda gli aspetti dolorosi e drammatici presenti nella biografia, soprattutto quelli dovuti a una certa durezza dell’ambiente conventuale ed ecclesiale in cui Giovanni si trovò a vivere: le persecuzioni, la prigionia e le calunnie, che egli dovette patire, potrebbero farcelo stimare, ma a prezzo di un disgusto ecclesiale che non gioverebbe alla nostra anima.
A riguardo di questi episodi, gioverà molto sottolineare con quanta dolcezza, libertà, umiltà e perdono il Santo li abbia vissuti, consapevole che i doni ricevuti erano sempre infinitamente maggiori delle pene. E non dobbiamo mai dimenticare che tutte le debolezze della Chiesa significano soltanto che il popolo cristiano è, e continua a essere, un popolo di peccatori ospitato dalla Misericordia di Dio e continuamente lavorato dalla sua Grazia.
Se dal Vangelo escludessimo tutti i racconti che riguardano i peccatori, distruggeremmo il Vangelo.
E se dalla storia della Chiesa potessimo eliminare tutti i peccati dei suoi figli, la prima tristissima conseguenza sarebbe che in essa non ci sarebbe più posto per noi.
La seconda attenzione riguarda la missione di Giovanni della Croce (senza mai dimenticare che i santi sono tali anzitutto per l’obbedienza con cui hanno accolto e realizzato la missione loro affidata da Dio).
Ora la missione di Giovanni è stata quella di riscrivere per la Chiesa l’antica parola biblica dell’amore, che già risuonava nel Cantico dei Cantici. Di questo aveva bisogno la Chiesa del suo tempo e questo egli ha realizzato, divenendo un grande «poeta d’amore», anche dal semplice punto di vista letterario.
Le sofferenze che Giovanni della Croce ha vissuto nella sua esistenza avevano lo scopo di fargli generare nel cuore e nell’anima le parole d’amore.
Solo chi comincia amando la poesia (trinitaria e sponsale) di san Giovanni della Croce, può capire che le sue pene furono sempre le pene di chi ama.
Al lettore consigliamo, perciò, di leggere la Biografia del Santo, sostando – nei momenti più impegnativi – nella lettura di qualche sua strofa d’amore.

p. Antonio Maria Sicari, o.c.d.

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