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Dal nuovo numero di Studi cattolici

Intervista con Ringo Starr

24/09/2018

Estate-vip 2018
Colloquio con Ringo Starr

Il nostro Claudio Pollastri è un mago delle interviste impossibili. Quest'estate è riuscito a incontrare il mitico Ringo Starr...

Excuse me, Sir Richard Henry Starkey, posso augurarle happy birthday? Thanks.
Quanti sono? 78… but…
Prego, Sir Starkey. Mi chiami semplicemente Ringo.
Adesso è Baronetto! Ma resto sempre Ringo.
Resta anche un tifoso di calcio? Che domanda!
Soddisfatto dei Mondiali? L’Inghilterra ha dato il massimo.
Tra Francia e Croazia? Sto con chi cerca un riscatto, anche nello sport.
Come il suo Liverpool? Resto un tifoso accanito, anche vivendo a Los Angeles.
Il calcio non è solo sport? In certi casi è vera arte.
Un artista come Cristiano Ronaldo alla Juventus? L’avrei voluto nel Liverpool.
Lei ha giocato? Ala destra.
Come George Best, considerato il quinto Beatles? Ero una promessa.
Abbiamo rinunciato a una grande ala per un mitico batterista? No comment.
Ne ha mai parlato con gli altri? Non mi avrebbero capito.
Non erano tifosi? Non capivano niente di calcio.
Neanche quando giocava la Nazionale? Solo musica. Nient’altro.
Però la musica le ha dato tanto. Sì, tante belle soddisfazioni.
Fino al titolo di Sir. Non per la musica.
Per quale motivazione? Per il contributo nella lotta contro l’AIDS e gli abusi sui minori.
Avrebbe preferito diventare Sir per la musica? È stata un’emozione intensa ricevere quell’investitura.
Vent’anni dopo Paul McCartney. Mi ero congratulato con lui.
Paul l’ha fatto con lei? Of course!
La rivincita di Ringo? Non ho questi risentimenti.
Forse meritava di più... In quel periodo la batteria non era fondamentale.
Gli altri tre primeggiavano. Siamo sempre stati in ottimi rapporti.
Li ha mantenuti con Paul? Ha collaborato con il mio album Give More Love.
Prove tecniche per una reunion? Ne abbiamo parlato. Ma non se n’è fatto niente.
Mai dire mai. Never say never!
Aveva collaborato anche con gli altri due? John aveva scritto una canzone per me. George aveva prodotto It Don’t Come Easy.
Vi frequentavate? Come amici.
Poi arrivò Yoko Ono. No comment.
Gentleman agreement da vero Sir? No comment.
Può commentare l’immagine, forse anacronistica, del principe William che le posa la spada sulla spalla? Fa parte delle tradizioni.
Cos’ha provato in quel momento? Gioia e tristezza.
Tristezza? Nel 1965 a Buckingham Palace eravamo in quattro (i Beatles avevano ricevuto il titolo MBE, Most Excellent Order of the British Empire – nda).
Adesso che è Sir Starkey con doveri istituzionali ripete ancora «peace and love»? Resto sempre e solo Ringo Starr.
Ringo che canta «il mondo è un posto difficile»? Ci sono milioni di persone che non hanno nulla.
«È un posto difficile» anche per lei? Capitano a tutti le giornatacce.
In quel caso cosa fa? Canto per scacciare le paure.
La più frequente? Perdere la voce.
Non pensa mai al giorno del ritiro? Avverrà fra 10 anni.
Really? No, non l’ho mai pensato veramente.
A cosa pensa? Ai nuovi tour.
Cosa pensa del breve tour italiano? Ho sempre amato l’Italia.
È vero che a ispirare nel 1969 Octopus’s Garden, che molti considerano la sua più bella canzone, sono state le acque della Costa Smeralda? È vero.
Cosa in particolare? Ero in vacanza in Costa Smeralda sullo yacht di Peter Sellers e mi aveva affascinato un racconto dei pescatori del posto.
Quale? Come i polpi raccolgono oggetti luccicanti per realizzare i giardini subacquei.
Il brano entrò nell’album in preparazione dei Beatles? In Abbey Road, penultimo album della band.
Ho visto che ha trovato il tempo per visitare Venezia. È una città che amo anche per la Mostra del Cinema.
Paul ci viene spesso e si fa fotografare in gondola. Preferisco il traghetto.
Un altro modo per distinguersi dall’altro superstite dei Fab Four? Questione di gusti.
Come il fatto di essere stato l’unico dei quattro ad avere un nome d’arte? Sono un creativo, un pittore.
Proprio come Yoko Ono. No comment.
Può commentare la notizia che vorrebbero abbattere la sua casa natale? È intervenuto il sindaco. Vedremo.
Scusi, ma non può far valere il titolo di Baronetto per difendere un posto che è diventato un simbolo per i fan dei Beatles? Non voglio interferire con le scelte delle autorità.
Forse non ha superato il complesso dell’ultimo arrivato nei Fab Four? I Beatles sono stati fortunati a incontrare me.
Addirittura! Facevo da paciere tra John e Paul che litigavano non appena si vedevano.
Il primo incontro con la band? Nel 1960. Ad Amburgo.
Diventa subito uno di loro? No. Solo due anni dopo, nel 1962 per sostituire Peter.
E da quel momento sono diventati la sua vita. Non si vive di sola musica.
Di cos’altro? Dipingo. Faccio anche delle mostre.
Ha girato anche dei film... Ho recitato con Marlon Brando, Peter Sellers, Raquel Welch, Charles Aznavour, Eva Aulin.
Ecco perché le piace Venezia e la Mostra del Cinema. Sono sempre stato un fan del cinema.
Ha mai partecipato alla Mostra con un suo film? Finora no.
Altro progetto per il futuro? Why not?
Solista al cinema e nella musica? Ero ancora con i Beatles quando avevo registrato l’album Sentimental journey.
Che genere? Una collezione di rifacimenti di vecchi brani degli anni Trenta e Quaranta.
Accoglienza? Molto molto tiepida.
Complimenti per l’onestà intellettuale. L’avevo dedicato a mia madre.
Il successo come solista quando arriva? Nel 1973 quando rimango in testa alla classifica americana con l’album Ringo.
Come mai ha cambiato casa discografica? Sono tornato alla Emi dov’ero stato fino al 1975.
Operazione nostalgia? Da tempo i fan mi chiedevano una compilation che coprisse la mia intera carriera. Un ritorno.
Come il ritorno di quest’anno in Italia. L’avevo programmato da tempo.
L’Italia piaceva a tutti e quattro? John e Paul impazzivano per le donne italiane. Sognavano di sposare Sophia Loren.
Sophia Loren era felicemente sposata ed è profondamente cattolica. Oh my God!
Appunto. E ci sta bene questa domanda: come ha preso la notizia che il Vaticano vi ha riabilitati? Sorry?
La Santa Sede ha stabilito che la musica dei Beatles in fondo non era pericolosa. Il Vaticano forse ha cose più importanti di cui occuparsi.
Non mi sembra una risposta da Baronetto. Se Papa Francesco mi inviterà, suonerò per lui. Così va meglio?
Definisca Papa Francesco con una sola parola politically correct. Lord.
«My sweet Lord»? Quella è di George.

Claudio Pollastri

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